Curiosità: la pasta oltre il pasto

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Curiosità: la pasta oltre il pasto

La pasta ha una storia lunga ed affascinante, da tempi antichi è la protagonista quotidiana dei nostri pasti.
Ma la pasta, in tutti questi secoli, non ha occupato un ruolo di rilevanza solo in ambito alimentare, è diventata anche medicina, letteratura e divertimento.
Mille vesti per un solo cibo, versatile ed indispensabile.

Pasta: la medicina più dolce.
Chi di noi non gioirebbe nel sentirsi dire che la cura per un malanno è un genuino piatto di pasta?
Era il XII secolo quando Giovanni Ferrario, medico personale del re normanno Guglielmo II, nonché esponente tra i più noti della Scuola Medica Salernitana, consigliava nei suoi trattati di cura l’uso dei Vermicelli.
Erbe medicamentose, preghiere o strani rituali venivano scavalcati, nel bel mezzo dell’anno Mille, dagli inimitabili Vermicelli. Infatti la pasta, con i suoi unici 2 ingredienti:
semola e acqua, contribuiva a ripulire l’apparato digerente e a fornire al corpo una sana energia per affrontare la guarigione.

Pasta e letteratura: i mangia-maccheroni.
La pasta, nella sua semplicità, è stata anche un importante soggetto letterario, molti sono gli autori che ne hanno scritto e raccontato.
Boccaccio nel Decameron ne faceva uso per attirare i lettori, associandola ad un simbolo di sazietà e abbondanza.
Francesco De Bourcard, nel suo Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, scrive: “Cibo sano, felice a satollare, non costoso, semplice”.

Lo stesso descrive poi una figura folcloristica, diventata già a quei tempi identificativa di una società e di un intero popolo, una figura che ancora oggi, seppur con un’accezione ormai diversa, accompagna i napoletani e in generale tutti gli italiani, la figura del Mangiamaccheroni:

“Il Mangiamaccaroni crederebbe essere in bivio di perder la vita, se si vedesse presentare una scodella di brodo. Il mangiatore del volgo si fa forchetta di due dita, solleva i maccaroni o i vermicelli mezzo palmo sopra la bocca, e poi facendo un lieve movimento di girazione spirale ve li caccia dentro con una destrezza che rivela la pratica e mastica senza mai sporcarsi.
Il mangiator di maccaroni è sempre disposto a cibarsene e v’ha taluni i quali ne mangiano per colazione, per pranzo e per cena”.
Ma i celebri maccaroni non sono stati solo protagonisti di opere, poemi, canzoni e dipinti, hanno anche dato il nome ad una vera e propria corrente letteraria: la Letteratura Maccheronica, appunto, diffusa tra il 1400/1500 nell’ambiente goliardico padovano.

L’innata sapienza gastronomica della nostra terra, fatta di entusiasmi, di intuiti e di creatività, è stata in grado di arricchire ulteriormente la celebrità della pasta, ancor meglio della Pasta di Gragnano, facendone un cibo amato al punto tale da ispirare gli artisti di ogni tempo.

Pasta d’Aprile: alberi di pasta, orti di spaghetti
Un simpatico aneddoto vecchio poco più di 50 anni è la testimonianza del fatto che la pasta sia un alimento apprezzato e desiderato in tutto il mondo da sempre, forse perché tanto semplice quanto gustoso, salutare e vario.
Nel 1957 la BBC, decise di mandare in onda un servizio all’interno di Panorama, il suo programma d’informazione, riguardante un assurdo fenomeno di crescita degli spaghetti sugli alberi.
Le immagini che accompagnavano la notizia, ritraevano donne intente a raccogliere la pasta penzolante dai rami: un raccolto veramente abbondante grazie ad un inverno in assenza del temibile punteruolo rosso, così si spiegava.
La BBC, mandò in onda questo servizio il 1 Aprile 1957. Il giorno dopo le telefonate intasarono i centralini della rete: molti inglesi avevano ingenuamente pensato di poter cominciare a coltivare un orticello di pasta nel loro giardino.

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